Caro Head Hunter, mi parli della sua passione. Ovvero, è possibile realizzare le proprie passioni e farne un secondo lavoro?

Avere una passione, riuscire a perseguirla e farne un lavoro è il sogno proibito di tanti. Ma è possibile farlo in Italia? La risposta secondo me è sì ovviamente, altrimenti questo post si chiuderebbe qui.

Piccola digressione. Nel 2009 esce il film “Generazione 1000 Euro“, che tratta in chiave ironica il tema del precariato, dei 20enni allo sbando e del mondo del lavoro in Italia. Tutto condensato in questa frase:

Questa è l’unica epoca della storia dell’umanità in cui c’è gente che torna in Molise!

Ovvero quel momento in cui capisci che non hai realizzato nulla nella città in cui sei emigrato e te ne torni a casa. Ora non me ne vogliano Molisani, Kieslowskisti e snocciolatori di citazioni colte!

Ma qual è il punto e che c’entra questo con il realizzare una passione e farne un secondo lavoro?

C’entra, perché oggi a quasi 10 anni dal film, possiamo invece dire:

Questa è l’unica epoca della storia dell’umanità in cui, se hai una passione, puoi realizzarla e farne un lavoro.

Persino in Italia e persino dopo i 20 anni!

Ok, non è che prima del 2000 questo fosse impossibile. Ma di sicuro oggi le possibilità di realizzare le proprie passioni sono esplose. E questo grazie al web, alla connessione con il mondo, ai social network e alla crisi. Sì, anche grazie alla crisi! Perché per tanti oggi trovare un’alternativa al proprio lavoro è diventata una necessità. O perché l’hanno perso oppure perché, a causa della crisi, è sempre più difficile cambiare lavoro.

Il web poi ci permette anche di leggere di persone che, a prescindere dalle loro motivazioni, sono davvero riuscite a realizzare la propria passione e a farne un secondo lavoro.

Ecco, oggi parlo di una di loro. Oggi parlo di Marco Audisio, professionista della ricerca e selezione del personale e…chef per passione. Sì, chef! Anche se a lui non piace essere chiamato così perché, dice, “oggi sono tutti chef!“.

Foto di Marco Audisio, head hunter e chef per passione

Marco Audisio, Head Hunter di professione e chef per passione

Ho conosciuto Marco tramite LinkedIn e parlando con lui, è emersa questa sua passione per la cucina, coltivata al punto da esser diventata un lavoro parallelo. Quello che mi ha colpito di più di Marco è la sua capacità di mettersi in gioco e di stravolgere gli schemi. Tutte qualità che ci si aspetterebbe da un Millennial. Marco però non è un Millennial, non anagraficamente almeno. Ma è senz’altro un Millennial per vocazione.

Ho quindi chiesto a Marco, Head Hunter e intervistatore esperto, di invertire i ruoli, lasciarsi intervistare e parlarmi di come ha trasformato la sua passione per la cucina nella sua seconda attività: Chez-Toi.

Allora Marco, com’è nata la tua passione per la cucina e come nasce Chez-Toi?

Tutto nasce da un’esigenza in realtà: quella di cucinare la sera per la mia compagna, oggi moglie, che lavorando fuori Milano, rientra a casa più tardi di me. Dall’essere un’esigenza quotidiana è diventata una vera e propria passione. Mi è venuta voglia di sperimentare nuove ricette, rendere i piatti più belli e presentabili.

Nello stesso periodo, frequentando abitualmente a pranzo il ristorante El Calderin, ho legato con i titolari Roberto, il maître e Nicoletta, la chef. A lei ho chiesto prima qualche consiglio e poi di aiutarla in cucina nel mio tempo libero. Ho cominciato come lavapiatti! Poi ho imparato a lavare i cibi e, pian piano, a tagliare le verdure, disossare la carne, sfilettare il pesce. Finché sono arrivato a impiattare e a cucinare io stesso!

Da qui è nata una vera e propria collaborazione e l’idea di fornire un servizio di cucina di alto livello a domicilio. Questo è Chez-Toi: cuciniamo a casa delle persone, per un evento con amici o una ricorrenza speciale.

Come si sviluppa il servizio di Chez-Toi?

Come prima cosa facciamo un sopralluogo nella casa del cliente, per capire com’è attrezzata la cucina e se ci sono vincoli particolari. In base a questo e, naturalmente, alle preferenze del cliente, suggeriamo il menu e il servizio più adatti. Per esempio, valutiamo insieme se è più indicato cucinare lì o portare tutti i piatti già pronti. In questo secondo caso e se il cliente preferisce gestire la serata in autonomia, forniamo anche tutte le indicazioni su come riscaldare i cibi e servirli.

Altrimenti ci occupiamo noi di tutto, dalla preparazione dei cibi, alla mise en place, fino alle pulizie finali.

Forniamo insomma una vera e propria consulenza, non solo un servizio di catering. E ritengo che sia questo il nostro punto di forza e ciò che ci distingue dalla concorrenza. Oltre alla passione per una cucina ricercata, ma mai esasperata, all’attenzione per le esigenze dei clienti (allergie, intolleranze, ecc.) e alla specializzazione in menu a base di pesce.

Quali sono stati i primi passi per il lancio di Chez-Toi?

All’inizio abbiamo sfruttato i clienti affezionati del ristorante. Poi però era indispensabile andare oltre la cerchia delle conoscenze dirette. Web, email e social network hanno avuto un ruolo decisivo nell’accrescere la nostra visibilità e il passaparola.

Il 5 ottobre 2015 abbiamo lanciato il nostro sito www.chefchez-toi.it, che ho costruito con zero esperienza e praticamente zero budget! L’obiettivo era essere visibili sui motori di ricerca e così abbiamo ingaggiato un’agenzia che si occupasse dell’ottimizzazione del sito. Sotto Natale, abbiamo anche lanciato una campagna AdWords.

Nota di Stef: per chi non fosse del mestiere, le campagne AdWords sono gli annunci di Google basati su parole chiave, con l’obiettivo di portare utenti al proprio sito. Per intenderci, quei risultati di ricerca preceduti da “Ann.”.

Abbiamo avuto qualche intoppo all’inizio. Non ero soddisfatto delle parole chiave, alcune erano fuorvianti e ci portavano clienti che si aspettavano un servizio di catering tradizionale. Così mi sono rimboccato le maniche e ho raddrizzato il tiro.

Poi abbiamo sfruttato una mailing list di oltre 4.000 contatti. Di questi, circa 500 erano amici, colleghi e clienti del ristorante El Calderin. Tutti gli altri sono il frutto del mio lavoro di networking su LinkedIn: marketer, HR  manager, CEO. L’idea infatti era di proporre Chez-Toi anche per l’organizzazione di eventi aziendali, anche se poi ci siamo specializzati in eventi privati.

Infine, abbiamo sfruttato i mezzi di comunicazione tradizionali: poster verticali, posizionati in pasticcerie e altri punti vendita di dettaglio, e volantini. Questi li ho distribuito io stesso tra i condomini del centro di Milano, girando per la città in scooter!

I risultati  alla fine sono arrivati. In un anno abbiamo realizzato 23 eventi, per lo più privati. E questi hanno generato un passaparola positivo, che oggi è ancora quello che ci porta gran parte dei nuovi clienti.

Quindi, se ho capito bene, con la tua esperienza e la tua professionalità di Head Hunter, hai fatto il lavapiatti, il web master e persino il ragazzo che distribuisce volantini in motorino! Quanta passione ci metti?!

La passione e il rimettersi in gioco sono fondamentali e non solo per Chez-Toi! Ho i capelli bianchi e mi sono venuti facendo l’Head Hunter. A 53 anni ho cambiato azienda e ho iniziato a lavorare per un imprenditore, un’esperienza del tutto nuova per me.

Sempre a 50 anni, ho dovuto studiare e imparare da zero come creare un sito, come promuoverlo e ottimizzarlo. E questo mi è poi tornato utile anche per il mio lavoro di Head Hunter, quando ho iniziato a seguire i progetti digitali per la mia azienda.

Si crea quindi un circolo virtuoso tra passione e lavoro tradizionale. Ma qual è la cosa che ti dà più soddisfazione di Chez-Toi?

Stare in cucina. Sporcarmi le mani, in tutti i sensi. Maneggiare i cibi.

Tutte le bruciature, i tagli e i mal di schiena che ti porta questo lavoro, li considero segni di guerra che mi danno grandissima soddisfazione. È grazie a loro se oggi sonno arrivato a gestire 4 eventi completamente da solo, senza l’aiuto dei miei soci più esperti. Ho gestito persino cene da 20 invitati, con quei maledetti finger food!

Perché li odi così tanto?!

Perché hanno tempi di preparazione lunghissimi e richiedono una precisione certosina. E se nell’abitazione del cliente non ci sono le condizioni ideali, fa troppo caldo per esempio, rischiano anche di crollare su se stessi durante la cena!

E, invece, tornando al tuo lavoro di Head Hunter, c’è qualcosa di questo lavoro che ti è servito per migliorare il servizio di Chez-Toi?

Beh, sicuramente l’aver incontrato nella mia vita di Head Hunter oltre 7.000 persone, averle intervistate, averle aiutate a raccontarsi, ha aiutato me a superare la mia iniziale timidezza. Soprattutto agli inizi, quando avevo spesso a che fare con i pregiudizi di clienti e candidati più anziani di me.

Gestirli e superarli mi ha permesso di sviluppare quelle doti relazionali che oggi sono decisive sia per coltivare la relazione con i clienti di Chez-Toi, sia per svolgere la consulenza preliminare.

E da Head Hunter, come valuti quei candidati che, come te, hanno una passione che è diventata un lavoro parallelo?

Durante i colloqui, specie se ho di fronte un candidato timido, cerco di prendere spunto dalle sue passioni per aiutarlo a sciogliersi. Tanti CV hanno ancora la sezione hobby e questa, in alcuni casi, può diventare argomento di colloquio.

Avere una passione legata al mondo digitale e, in generale, comprendere questo mondo, è importante soprattutto per i giovani. Tramite il web le passioni si possono condividere e ci si può rendere visibili anche a chi può offrire un lavoro.

Puoi farmi un esempio?

In questo momento, per esempio, stiamo portando avanti una ricerca per un’azienda specializzata nel settore acquariologia. Un settore fatto di grande passione e grandi appassionati. Ed è a queste persone che si è rivolta la ricerca: siamo partiti da chi conosce il mondo degli acquari e condivide consigli e dubbi su forum, blog, social network.

Poi è chiaro che la passione da sola non bastama è comunque un ottimo punto di partenza che può fare la differenza tra un candidato e un altro.

In conclusione, ecco 5 cose che ho imparato da questa chiacchierata con Marco Audisio

  1. La passione e la capacità di rimettersi sempre in discussione sono tutto. Se ce le hai e le coltivi, non ti abbandonano neanche a 50, 60, 80 anni. Se non ce le hai o le hai perse…sei destinato ad accontentarti. E a quel punto, perdi anche il diritto di lamentarti!
  2. Se hai passione e vuoi rimetterti in gioco, questo è il momento migliore per farlo. Studia, ascolta, impara e soprattutto agisci! Il web oggi ti offre 1.000 possibilità di conoscere persone (social network), apprendere cose nuove (corsi, video-corsi, infoprodotti, tutorial) e di agire per realizzare la tua passione (anche tu vuoi aprire un blog?! -.-‘ ).
  3. Non sai mai cosa può nascere da una proposta di collaborazione. Marco mi ha contattata inizialmente per proporre alla mia azienda i servizi di ricerca di personale qualificato nel mondo digitale. Dopo una telefonata, un paio di email e un pranzo, ho conosciuto una persona da cui ho imparato tanto.
  4. Il networking fa girare il mondo…o  almeno il mondo del lavoro. Linkedin è fondamentale per stabilire un primo contatto, ma poi bisogna uscire dal virtuale, conoscersi di persona e costruire rapporti veri. Il beneficio è altissimo per tutti.
  5. Sono probabilmente la categoria più criticata di LinkedIn, eppure anche gli Head Hunter hanno un’anima! Non proprio tutti eh 🙂 , ma dovremmo smetterla di considerarli solo l’anello di congiunzione tra l’uomo e il CV. Pensiamoci prima di commentare ogni loro post con “Sì ma, rispondere alle mail? Eh ma, leggere tutti i 5 milioni di CV che vi arrivano ogni giorno?! Sì ma…i Marò?!”.

Spero che queste mie considerazioni e soprattutto la storia di Marco Audisio possano essere d’ispirazione per chiunque stia cercando di realizzare una passione e farne un secondo lavoro.

Un saluto

Stef

Sull'autore

Stefania

Ciao, sono Stefania e mi sono messa in testa di poter raccontare a chi non ha dimestichezza con le nuove tecnologie, come cogliere le nuove opportunità che offre questa trasformazione digitale in corso.

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