Millennial e mondo del lavoro: davvero ha ragione Simon Sinek?

In questo articolo voglio parlare di Millennial e mondo del lavoro, partendo dall’intervista a Simon Sinek. Il video sta girando molto in rete e ti suggerisco di guardarlo. Qui è anche sottotitolato in italiano.

 

Sinek descrive i Millennial come “narcisisti, egoisti, distratti, pigri”, dipendenti dalla tecnologia. Convinti di essere speciali (perché gliel’hanno detto fin da bambini) e, per questo, convinti di poter ottenere qualunque cosa solo per il fatto di volerlo.

Sicuramente Simon Sinek, antropologo affermato e autore di best seller, sa di cosa parla. Specie quando dice che i Millennial crollano al primo ostacolo, perché guardano solo la cima della montagna, senza considerare il percorso necessario per raggiungerla.

Questi però sono alcuni Millennial. Forse la maggior parte, ma la mia esperienza mi porta a fare delle distinzioni.

C’è Millennial e Millennial e mondo del lavoro e mondo del lavoro

Quando si pensa a Millennial e mondo del lavoro, l’immagine che probabilmente si materializza nelle nostre menti è questa.

Millennial e mondo del lavoro: iperconnessi e sorridenti

Ovvero, senza fare troppi sforzi mentali, una delle prime immagini che propone Google Images, cercando appunto [Millennial e mondo del lavoro].

Qui appaiono colorati, sorridenti, iperconnessi e collaborativi. Sicuramente molto social. Mancano solo le poltrone sacco di cui parla Sinek nel video e che fanno tanto ambiente di lavoro gggiovane!

La realtà però è un’altra. La maggior parte delle aziende italiane, specie le cosiddette PMI, non hanno poltrone sacco e sale relax per favorire creatività e interazione. Hanno invece scrivanie in laminato, luci al neon, open space chiassosi e spesso la connessione wi-fi non funziona! Ma soprattutto, hanno processi decisionali lenti e non sempre sono in grado di riconoscere e far crescere i giovani talenti. Quindi un ragazzo che vuole farsi strada in queste realtà ha due strade:

  1. Lavorare sodo, apprendere in fretta e imparare a diventare utile per l’azienda
  2. Oppure scoraggiarsi, dire che è tutta colpa del sistema che non garantisce la meritocrazia e vivere una vita di frustrazione.

Ora, a me non è ancora capitato di avere a che fare con il Millennial che si lamenta di non poter “lasciare il segno” (video di Sinek), però ho avuto a che fare con questi 3 tipi di Millennial.

1. Il Millennial con il mito del garage

Quello che crede che se non lanci almeno una start up di successo dal tuo garage, non sei nessuno!

Millennial e mondo del lavoro: quelli con il mito del garage

Sono quelli che, appena laureti, hanno un CV di 3 pagine infarcito di mille corsi e zero concretezza. Quelli che ti snocciolano citazioni di Tim Ferriss come fosse il Padre Nostro, ma poi impiegano 1 mese a portare a termine un lavoro di 1 settimana. Altro che la settimana di 4 ore!

Sorridenti, assertivi, si professano propositivi e capaci di portare soluzioni in azienda. Ma prova a chiedere di seguire un’attività dalla A alla Z (dopo averla affrontata insieme più volte) e di rispettare una scadenza.

Il Millennial con il mito del garage non chiede, perché è convinto di dover avere già tutte le risposte. O peggio, è convinto di averle davvero, perché lui “è speciale“! Quindi, se ha un problema che lo rallenta, non te lo dice finché non sei tu ad accorgerti che qualcosa non va. Risultato: rischio di bucare la scadenza prossimo all’1 e pioggia di scuse che neanche John Belushi nei Blues Brothers!

In questi casi la cosa più triste è che le capacità le avrebbero anche, peccato che manchino totalmente di senso pratico e voglia di impegnarsi per raggiungere l’obiettivo. Ammesso che un obiettivo il Millennial in questione ce l’abbia! E quando inesorabilmente non arriva alla meta, non è capace di sopportare il fallimento e molla. Ovvero diventa pigro e demotivato, si convince che il problema sia solo l’azienda e si spiana la strada per diventare un quarantenne della Generazione Out.

Ma per fortuna c’è ancora speranza.

2. Il Millennial che la start up di successo te la lancia davvero

Perle rare, questi Millennial probabilmente non li vedi nelle aziende, se non per un breve periodo. Quel tanto che basta per farsi le ossa, capire cosa significa gestire un business e prendere giustamente il largo.

Sono concreti e focalizzati sull’obiettivo, hanno il DNA dell’imprenditore e possono diventare una vera fonte di ispirazione. Sono quelli che mi fanno spesso dire:

In questo periodo storico, noi con esperienza abbiamo molto più da imparare dai più giovani, di quanto non abbiamo da insegnare.

E tra questi non ci sono solo i soliti noti come Mark Zukerberg, Evan Spiegel e tutti quelli che ti cambiano il mondo. Ma ci sono anche ragazzi normali capaci di sorprendere.

Io ne ho visti di Millennial che noi Generazione X non potremmo immaginare

Due di loro ho avuto modo di conoscerli personalmente, grazie a un incontro sul Marketing Digitale tra studenti ed ex studenti della mia Università di Siena (ne ho parlato in questo articolo). Sono giovani e giovanissimi strartupper come Daniele Bruttini, co-founder di Quomi e Andrea Tinè, studente universitario poco più che ventenne e co-founder di BlackMount.

Ragazzi normali, appunto, che hanno un’idea e non hanno paura di realizzarla, né di fallire.  Se succede, accettano la temporanea sconfitta e ripartono con una nuova idea…o con un’altra start up! Come ha fatto, per esempio, Daniele Bruttini che, prima di approcciare il mondo del Meal Kit Delivery, ha lavorato nella consulenza strategica, contribuito allo sviluppo di Zalando in Italia, avviato start up nel settore energia, turismo e infine food. Non sono state tutte un successo, ma il punto è:

Vedere la vetta della montagna e affrontare il percorso per raggiungerla, un passo alla volta.

Ecco, da Millennial così, chi non è nato con la mentalità del “si può fare“, ha solo da imparare.

3. Il Millennial da guidare

Il mio preferito! Quello che ti dà una speranza e che ti dimostra che esistono delle significative eccezioni ai Millennial descritti da Simon Sinek.

Questi Millennial sono brillanti, hanno voglia di apprendere, vanno a caccia di mentori e sopratutto si pongono degli obiettivi e fanno domande. Insomma sono tutto l’opposto dei Millennial con il mito del garage, ma statisticamente più numerosi dei Millennial startupper.

Prima di entrare nel mondo del lavoro, pianificano il loro percorso di studi, si impegnano in attività extra formative, progettano un periodo di formazione all’estero.

Una volta entrati nel mondo del lavoro, non ti mollano finché non hanno avuto le risposte che cercavano.

Non si può negare che sia faticoso formare persone con questa voglia di sapere e di fare, ma vuoi mettere con la soddisfazione di poter delegare?Millennial e mondo del lavoro_Stato di grazia raggiunto quando puoi delegare un lavoro a un Millennial

Qui però la parola chiave è guidare. Senza un aiuto da parte di un senior – capo, professore, genitore – anche questi Millennial rischiano di perdersi come quelli con il mito del garage. Purtroppo per loro, non sempre si ha a che fare con persone pazienti e capaci di guidare questi giovani che si approcciano al lavoro. Del resto, chi non ha mai incontrato il professore interessato solo a vendere il suo ultimo libro o il capo che ti sbologna solo compiti di bassa manovalanza, che non fanno crescere nessuno, se non il suo ego spropositato?

Millennial e mondo del lavoro: ha ragione Sinek?

Ok, è tempo di rispondere alla domanda iniziale. Ha ragione Sinek quando parla di Millennial e mondo del lavoro? Ahimè sì.

Ma non tanto sulle peculiarità dei nati tra gli anni 80 e il 2000, che non sono sempre generalizzabili, quanto più sul fatto che, se sono come sono non è colpa loro. È colpa di chi non li ha saputi guidare. È colpa di chi li lascia in balia di piaceri effimeri quanto un Like su Facebook.

In altri articoli ho detto perché ci conviene conoscere i Millennial e imparare dai più bravi di loro. In questo articolo, invece, ti dico che è anche una nostra precisa responsabilità. Se non altro per guidarli ed evitare a tutti un sovraffollamento di invasati dei miti del web e di likedipendenti!

E poi conoscere e guidare un brillante Millennial nel mondo del lavoro, oltre a dare grande soddisfazione, è anche il modo migliore per comprendere le implicazioni della trasformazione digitale. L’altro è continuare a seguire questo blog! 😉

Un abbraccio

Stef

Sull'autore

Stefania

Ciao, sono Stefania e mi sono messa in testa di poter raccontare a chi non ha dimestichezza con le nuove tecnologie, come cogliere le nuove opportunità che offre questa trasformazione digitale in corso.

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